Le diverse dimensioni della fertilità del terreno e cosa significa fertilizzare

Il suolo è l’insieme degli strati più superficiali della Terra: nonostante sia spesso alcuni metri, puoi immaginarlo come la “pelle” del pianeta. Ha origine dalla degradazione della crosta terrestre: un centimetro di suolo necessita di 100-1.000 anni per formarsi, perciò è una risorsa non rinnovabile e limitata.
Il terreno è composto al 50% da una parte solida, per il resto da acqua e aria (ciascuna per il 25%). La parte solida è fatta da un 45% di minerali (argilla, sabbia…) e da un 5% di frazione organica. Sulla composizione del suolo ritorneremo più avanti nell’articolo, che spiega com’è un terreno fertile e cosa fare per mantenerlo tale.
Quando un terreno è fertile?
Cosa si intende per fertilità di un terreno? Non è la somma delle sostanze nutritive che contiene, né sinonimo di alta produttività. Puoi definirla in vari modi, da più punti di vista, ad esempio come capacità di soddisfare il fabbisogno nutritivo delle piante o, in senso più ampio, di sostenere la loro crescita.
Il terreno ha proprietà fisiche, chimiche e biologiche che interagendo contribuiscono nell’insieme alla sua fertilità. Si parla infatti di fertilità fisica, chimica e biologica: cominciamo dalla fertilità fisica, che è data da una buona struttura.
Fertilità fisica: tessitura, struttura, stabilità
La struttura del terreno consiste nel modo in cui le sue particelle sono aggregate, e dipende da un’altra proprietà fisica, che è la tessitura. Quest’ultima deriva dal tipo di particelle che ne compongono la parte minerale: da fini a grosse sono argilla, limo e sabbia. A seconda della loro percentuale, a grandi linee distingui i terreni in argillosi, limosi, sabbiosi e di medio impasto (o franchi). Per capire com’è il suolo in campagna o in giardino puoi richiedere l’analisi del terreno a un laboratorio o puoi fare un’autovalutazione empirica bagnando una manciata di terra ed esaminandola al tatto.
La struttura determina altre proprietà del terreno, molto importanti per te che coltivi: porosità, permeabilità (alla pioggia e all’acqua di irrigazione), ritenzione idrica (capacità di trattenere l’acqua), aerazione, tenacità cioè lavorabilità. In particolare, la porosità è il volume non occupato dalle particelle del suolo e fornisce alle radici e agli organismi terricoli l’indispensabile per vivere: spazio, acqua e ossigeno.
Una buona struttura è stabile: la stabilità degli aggregati dipende non solo dalle particelle elementari del terreno ma anche dalla sostanza organica, dai minerali e dagli organismi viventi (quali funghi e lombrichi), che fanno da “collante”.
Fertilità chimica: nutrienti, pH e altre proprietà
La fertilità chimica del suolo è data da una buona concentrazione di principi nutritivi per le piante e dalla loro disponibilità. Da soli infatti i nutrienti non bastano: è necessaria l’acqua, presente nei pori sottoforma di soluzione circolante (che è acqua con disciolti sali minerali). Affinché le radici delle piante assorbano al meglio le sostanze nutritive, la soluzione circolante deve avere un pH adatto, che varia da pianta a pianta.
Per misurare il pH del terreno in campagna e in giardino ti basta un piaccametro portatile o delle cartine tornasole. Insieme al pH, un’altra proprietà chimica del terreno essenziale per l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante è la capacità di scambio degli ioni, per cui hanno un ruolo centrale sia l’argilla che la sostanza organica, di cui parleremo tra poco.
Fertilità biologica: suolo vivo e ricco di sostanza organica
La fertilità biologica del suolo coincide con la sua vitalità e biodiversità, cioè con il fatto di ospitare una popolazione numerosa, diversificata e attiva di micro e macro organismi. Quali sono? Nel terreno trovi batteri, funghi come lieviti e muffe, alghe, protozoi, insetti, aracnidi, vermi tra cui nematodi e lombrichi, macrofauna etc.
Come contribuiscono alla fertilità? In più modi, ad esempio scavano nel terreno, decompattandolo e aumentandone la porosità. Trasformano i resti vegetali e animali in nutrienti assimilabili dalle piante e in sostanza organica stabile cioè humus, rispettivamente attraverso i processi di mineralizzazione (decomposizione veloce) e umificazione (decomposizione lenta).
La fertilità biologica infatti non ha solo a che fare con gli organismi che lo abitano, ma è legata anche alla sostanza organica presente, che è la principale fonte di cibo degli organismi terricoli. Insieme alla biomassa vivente – organismi terricoli micro e macro – la sostanza organica forma la parte organica del suolo, che si “contrappone” alla parte minerale.
Nel suolo la sostanza organica è l’insieme dei resti vegetali, animali e di microrganismi a diversi stadi di decomposizione e delle sostanze sintetizzate dagli organismi viventi. Della sostanza organica fa parte anche l’humus, che ne è la frazione stabile, cioè ben decomposta. La sostanza organica è essenziale per le proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno, cioè per la sua fertilità. È infatti fonte e riserva di nutrienti per le colture e, come abbiamo detto, cibo per gli organismi. Inoltre influisce su disponibilità dei principi nutritivi (nella forma assorbibile dalle piante), struttura del suolo e sua stabilità, ritenzione idrica, lavorabilità etc. I terreni argillosi tendono a essere ricchi di sostanza organica, quelli sabbiosi più poveri.
Fertilizzare il terreno non è solo distribuire concime
Come puoi mantenere la fertilità di un terreno o addirittura migliorarla? Fertilizzando, cioè apportando delle sostanze specifiche: dal punto di vista tecnico fertilizzare il terreno si concretizza in 3 attività distinte, vale a dire concimare, ammendare e correggere.
Concimare il terreno significa modificarne le proprietà chimiche con nutrienti direttamente utilizzabili dalle piante tra macroelementi (azoto, fosforo, potassio e via dicendo) e microelementi. I concimi possono essere minerali di sintesi o naturali, oppure materiali organici di origine animale/vegetale. Per quanto riguarda i materiali organici, puoi autoprodurli o gestirli da te (è il caso di letame, compost o dell’interramento di colture da sovescio) oppure acquistarli (per esempio nella forma di stallatico pellettato).
Ammendare il terreno vuol dire intervenire sulle sue proprietà fisiche, ad esempio fornendo sostanza organica – come letame e compost – che ne migliora la struttura. Il letame e il compost non hanno solo azione ammendante ma anche concimante (sono concimi a lenta cessione). In campagna e nell’orto puoi fornire sostanza organica al suolo anche con il sovescio totale o parziale, interrando sul posto rispettivamente colture ad hoc o residui colturali (ne parleremo più avanti).
Se hai un terreno sabbioso puoi dare più coesione alla sua struttura con sostanza organica, sotto forma di letame, compost, sovescio o altro. Se invece è molto compatto, ossia argilloso, il letame e il compost sono adatti anche per “alleggerirlo”. In alternativa ottieni lo stesso effetto aggiungendo sabbia: una soluzione praticabile su aree di dimensioni ridotte.
Correggere il terreno consiste nel modificarne il pH con sostanze acide o basiche. Un terreno acido – con pH da 5,5 in giù – può ad esempio difettare di fertilità biologica. Per correggerlo puoi ricorrere a calce viva o spenta, oppure all’irrigazione con acqua dura (ricca di carbonato di calcio). Se hai un terreno basico o alcalino – con pH uguale o superiore a 8 – puoi acidificarlo con gesso, cioè solfato di calcio; se è calcareo con prodotti a base di zolfo, con letame oppure (per piccole superfici) torba.
Come mantenere un terreno fertile
In concreto come puoi mantenere e migliorare, insomma favorire, la fertilità del tuo terreno?
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Gestisci correttamente la sostanza organica
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Pratica la tecnica del sovescio
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Varia l’uso del terreno con la rotazione delle colture
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Preferisci lavorazioni minime
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Fai attenzione a non compattare il suolo
Se la sostanza organica è un caposaldo per un terreno fertile, gestirla diventa cruciale. Tra la sostanza organica e la sua frazione più stabile – l’humus – si instaura una dinamica fatta di apporti, assorbimento da parte delle piante, perdite, e accumulo nel suolo. La sostanza organica va reintegrata perché viene via via “consumata” dalle colture che assorbono i nutrienti dal terreno, il quale si impoverisce anche per altri meccanismi come la lisciviazione (trasporto delle sostanze nutritive negli strati più profondi del suolo a opera dell’acqua). Interrando concimi organici, come letame o compost maturi, aumenti poco per volta la quantità di sostanza organica e humus presente, o perlomeno non la diminuisci, favorendo insieme fertilità fisica, chimica e biologica.
Come abbiamo detto prima, il sovescio consiste nell’interrare in loco, dopo averla trinciata, una coltura fresca, che viene seminata e coltivata apposta (in genere si tratta di leguminose, crucifere o graminacee). Quali sono i benefici del sovescio? Apporta sostanza organica, fornisce azoto e altri minerali, protegge il suolo dall’erosione di acqua e vento. Non solo: lo decompatta, previene parassiti e malattie, elimina le erbe infestanti.
Puoi fare il sovescio anche interrando residui colturali: in questo caso si parla di sovescio parziale. Di certo rimuovere i residui delle piante toglie sostanza organica al suolo. Non vale solo in campagna e nell’orto, ma anche in giardino: l’erba sminuzzata che lasci sul prato a decomporsi con il mulching – grazie al rasaerba o al trattorino– è una risorsa preziosa. Ottieni un risultato analogo anche con il robot tagliaerba, che taglia poco e spesso.
Il sovescio è di fatto una “copertura viva” del suolo. Una funzione simile al sovescio – nel fornire sostanza organica se lasci lo sfalcio sul posto, nel contrastare l’erosione etc. – ce l’ha l’inerbimento. È una modalità di gestire il suolo tipica di vigne e frutteti, ma i benefici che derivano da una superficie inerbita giovano anche al prato del tuo giardino, il cui valore quindi non è soltanto estetico. Qui puoi approfondire il tema dell’inerbimento interfilare.
Sebbene non sia una copertura viva, anche la pacciamatura – fatta con materiali naturali come compost, paglia, foglie o erba secche – ti dà risultati analoghi al sovescio, dal controllo delle infestanti alla protezione dall’erosione, dall’effetto anti-compattazione all’arricchimento in sostanza organica. A tema qui trovi il nostro articolo su come fare la pacciamatura.
Da tempo immemorabile la rotazione delle colture è un pilastro per preservare la fertilità del suolo nella coltivazione dei campi e dell’orto: serve sia a fornire sostanza organica che a controllare lo sviluppo di parassiti, malattie e malerbe. La metti in pratica alternando colture con caratteristiche differenti, sulla base di criteri che possono essere il consumo di nutrienti o la profondità delle radici. In orto nel ciclo della rotazione colturale puoi adottare il sovescio durante la stagione autunnale/invernale, quando coltivi meno ortaggi, o nei periodi in cui lasci il terreno a riposo.
Coltivare in modo rispettoso significa anche minimizzare le lavorazioni, cioè lavorare il terreno il meno possibile, a poca profondità e in maniera non aggressiva. In tal modo conservi la sostanza organica, preservi la struttura del suolo e non disturbi gli organismi viventi. Infatti da un lato le lavorazioni servono a migliorare la struttura e, di conseguenza, le proprietà fisiche, chimiche e biologiche a essa correlate. Servono anche a interrare i fertilizzanti, eliminare le infestanti, preparare il letto di semina/trapianto. Dall’altro facilitano la decomposizione rapida della sostanza organica a svantaggio della formazione di humus, e rendono meno stabili gli aggregati del suolo.
La compattazione fa perdere la struttura al terreno. Di conseguenza quest’ultimo assorbe meno l’acqua e diventa poco ospitale per piante e organismi terricoli, che rimangono senza ossigeno e spazio. Il compattamento non è solo quello superficiale: l’aratura e la fresatura infatti possono schiacciare il terreno in profondità – si parla di suola di aratura/di lavorazione – provocando in particolare ristagno idrico. Un terreno argilloso, così come un suolo umido o bagnato, tende maggiormente a compattarsi. Allora per minimizzare il compattamento:
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Aspetta che il terreno sia asciutto per fare qualsiasi attività (lavorazione, raccolta etc.).
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Limita il calpestio e il passaggio delle attrezzature.
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Preferisci macchine con cingoli a quelle su ruote, ad esempio quando usi il trinciatutto o la motocarriola.
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Se l’ampiezza dell’area lo permette, alterna lavorazioni a macchina con lavorazioni manuali, ad esempio intervallando l’uso di motozappa o motocoltivatore con vanga o zappa.
Sulla lavorazione del terreno qui trovi il nostro articolo su come eseguire la fresatura e un focus sulla fresatura del terreno duro (cioè argilloso). La lavorazione è utile anche per non sprecare l’acqua: ne abbiamo scritto in merito all’aridocoltura.
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